Il nero come profondità silenziosa
Il nero è il massimo assorbitore di calore: è il colore che assorbe la maggior parte delle lunghezze d’onda della luce visibile. Rappresenta l’oscurità della notte con le sue ombre; è il momento che precede le prime luci dell’alba, un momento di risveglio ma anche, piú simbolicamente, di rinascita. Simboleggia la morte ma anche l’eleganza. Nella sua serietà, il colore nero custodisce qualcosa che ancora non vediamo.
Il nero come opposto del bianco
Il nero e il bianco rappresentano il contrasto più netto che l’occhio possa percepire. Se il bianco riflette ogni luce, il nero la trattiene, la nasconde. Questo dualismo non è solo visivo, ma simbolico. Uno richiama chiusura e mistero; l’altro suggerisce apertura e possibilità. Eppure, uno non esiste senza l’altro: è la teoria dei complementari opposti, come il bene e il male. È proprio nel loro confronto che le forme sono visibili e definite. Il loro contrasto rende visibile ciò che altrimenti si perderebbe nell’oscurità.
Il buio della notte
La notte è forse la manifestazione più naturale del nero. Quando il sole si ritira in un colorato tramonto, esso lascia spazio al buio della notte. Il mondo si ritira in una dimensione più silenziosa, più statica. I rumori si attenuano e i pensieri si fanno più nitidi. Nella notte si amplificano le paure, gli incubi , ma anche i desideri e i sogni. La notte protegge e inquieta allo stesso tempo. Sta a noi scegliere dove volgere lo sguardo.
Estratto di “Nero”, una mia poesia
Cala la notte
coi suoi colori miti
e cupi come inchiostro
che graffia questo foglio
e, come su una pietra,
incide parole senza senso.
[…]
L’inchiostro delle mie poesie
L’inchiostro è il mezzo attraverso cui le parole diventano visibili. Su una pagina chiara, l’inchiostro traccia segni che restano. Esso fissa il pensiero nel tempo, è la testimonianza di un processo astratto che si concretizza. Senza il nero dell’inchiostro, molte storie rimarrebbero sospese, non dette. Attraverso l’inchiostro, ogni mio pensiero caotico prende forma e prende posto in uno schema più ordinato e leggibile.
Estratto di “Anestesia”, una mia poesia
[…]
E parlo, blatero,
urlo parole mute, assordanti;
e scrivo, senza sosta,
uno scarabocchio: mi libero
di ciò che mi ha tormentato
dall’alba al tramonto,
mettendo nero su bianco
ciò che la mia iperattività biascica,
per alleviare il mal di testa.
[…]