UFO FOSCOLO, Alla sera, in Sonetti, (1803)
Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’immago a me sì cara, vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre, e lunghe, all’universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le tormeDelle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
“Alla Sera” di Ugo Foscolo esprime un’intima riflessione sul rapporto tra la sera e l’animo umano. La sera è vista come un momento di consolazione e pace, capace di calmare le inquietudini interiori e offrire un senso di sollievo rispetto alle tensioni della vita quotidiana. Foscolo la paragona quasi a un’amica che accompagna i pensieri verso il “nulla eterno”, suggerendo una riflessione sul tempo che fugge e sulla morte in chiave pacata e serena. Il tono è meditativo e dolcemente malinconico; l’atmosfera alterna serenità e inquietudine, mostrando un animo sensibile che trova nella natura un rifugio dalle ansie e dal tempo che passa.
Cosa mi ha ispirata?
Questa poesia è stata per me una fonte di ispirazione perché trasforma uno stato di quiete apparente in un luogo di conflitto interiore. La sera non è semplice riposo, ma diventa abitudine, ossessione, presenza costante che accompagna i pensieri più freddi e ripetitivi. In essa ho riconosciuto una solitudine radicata, capace di nutrirsi dell’anima senza offrirle conforto. Tuttavia, la scrittura si presenta come atto di liberazione. Attraverso le parole, ciò che opprime viene nominato e quindi affrontato. La poesia rivela la natura ingannevole di una pace solo apparente. Da qui nasce il bisogno di riscrivere la sera, non più come “fastidioso eco”, ma come spazio di consapevolezza.
“Alla sera”, il mio sonetto
Rimembri in me una tormentata quiete
o Sera; sei il quadro di una solitudine radicata,
una pace apparente come l’orbita delle comete,
che si nutrono della mia anima pietrificata
dal freddo, gelo implacabile, a qualunque stagione,
pensieri altrettanto. O Sera, sei abitudine:
puntualmente arrivi, porti con te ossessione,
incubi e sonno, ma non è un crimine?
Fortunatamente, scrivere poesie mi libera
da ciò che turba il cuor mio:
adesso, o Sera, la tua vista mi allieta, misera
notte di riposo, risveglio al gusto di arsenico.
Rivelata si è la tua natura menzognera:
non sei solamente un fastidioso eco.