Il vuoto – mancanza o presenza?

Il vuoto come un’assenza…

Il vuoto spaventa perché ci ricorda ciò che manca. Eppure, proprio quell’assenza diventa spesso un terreno fertile: è nello spazio non riempito che le idee trovano la libertà di nascere. Cerchiamo continuamente di riempire ogni vuoto: con le parole, con le persone, con le cose, con il rumore. Quando sentiamo un vuoto dentro, non sempre significa che siamo sbagliati o incompleti. Spesso è solo uno spazio che ci invita ad ascoltarci, e noi lo temiamo, temiamo che possa dire troppo di noi. Tuttavia, come una stanza che aspetta di essere abitata, il vuoto non è sempre mancanza, ma possibilità.

…oppure come una presenza?

Il vuoto non è solo ciò che manca: a volte è una presenza solida, quasi fisica, che riempie l’aria come un’ombra silenziosa. Non si vede, ma si avverte nelle pause tra una parola e l’altra, nei respiri che si fanno più lenti quando entriamo in contatto con noi stessi. È un compagno discreto che ci segue, ricordandoci che non tutto deve essere pieno per avere significato. Non sempre è qualcosa che si deve colmare. A volte è una presenza forte, quasi tangibile; ci parla più delle cose che riempiono la nostra vita quotidiana.

Il mio acrostico

Volo e cado,
Un buco adagio
Oltre il tempo
Tenta di mangiarmi
O di cullarmi.

Il vuoto come libertà

Possiamo vedere il vuoto come una ferita o una cura, una mancanza o un inizio, una paura o una possibilità. La sua natura ambigua è ciò che lo rende così umano. Possiamo vederlo come uno spazio bianco, come la pagina che precede una poesia. Non ci vincola, anzi, ci offre un orizzonte. In un mondo pieno di eccessi, lasciare un po’ di vuoto significa lasciare spazio all’essenziale: alle cose che contano davvero, a ciò che siamo davvero. Non sempre è uno spazio che va colmato, va anzi ascoltato e compreso.

Estratto di “Il buco”, una mia poesia

Un buco grande,
enorme,
riempie la pancia
vuota di ogni ragione,
piena di ogni emozione.
[…]
Sognò di essere
in un prato verde
dall’odore di fiori
con alberi alti
e il sole ancor di più:
correva,
correva come non mai
verso la libertà.
Il buco era ancora lì
ma era diverso:
sembrava sorridere.

Cadde di nuovo.

Nel buco.


Si svegliò
e capì:
quel buco
era intrinseco,
era
lei.

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