“La lunga marcia” – Una storia che cammina dentro di te
La Lunga Marcia racconta una gara mortale in un’America distopica: cento ragazzi devono camminare senza sosta mantenendo almeno 4 miglia all’ora. Chi rallenta riceve ammonizioni e alla quarta viene fucilato dai soldati che seguono la corsa. Il pubblico assiste con morboso entusiasmo, mentre il Maggiore dirige l’evento come un grande spettacolo nazionale. Il protagonista, Ray Garraty, marcia insieme a nuovi amici e vede morire uno a uno i compagni, tra cui Stebbins, figlio illegittimo del Maggiore. Alla fine Ray vince, ma sfinito e traumatizzato continua a camminare, inseguendo un’illusoria figura che sembra chiamarlo.
Cosa mi ha ispirata?
Leggere questo libro ha smosso in me una sensazione precisa: l’ansia. Un’ansia viva, crescente, che scorre tra le pagine e che, mentre i ragazzi continuano a camminare, finisce per trascinarti con loro. Mi sono sentita parte della marcia: non come spettatrice, ma come una presenza silenziosa, invisibile, che osserva ogni passo e percepisce ogni cedimento. È stato proprio questo coinvolgimento emotivo, così potente e inaspettato, a spingermi verso la scrittura di una poesia ispirata alla storia.
Un filo conduttore: l’ansia e il coinvolgimento emotivo
Il punto di contatto più forte tra La lunga marcia e la mia poesia è proprio la sensazione condivisa di ansia che cresce insieme al senso di incertezza, alla partecipazione emotiva che avvolge il lettore. King riesce a costruire una tensione costante, quasi fisica, che accompagna ogni pagina. Nella mia poesia ho cercato di trasformare quella sensazione in immagini, in ritmo, in movimento: non un riassunto della trama, ma un’eco emotivo. Un modo per restituire, attraverso i versi, ciò che il romanzo mi ha fatto vivere dentro.
La poesia ispirata al romanzo “La lunga marcia”
Cammina, ragazzo,
una lunga marcia:
guarda sempre avanti
e non voltarti mai.
E non fermarti mai
perché la pena è fatale,
cammina, ragazzo,
una lunga marcia.
E non rallentare,
non fermarti a riposare,
uno, due, tre,
boom! sangue e sangue
macchia la strada
ma tu non voltarti,
non fermarti,
cammina, ragazzo,
una lunga marcia.
Allucinazione di un traguardo
che mai raggiungerai:
corri e corri
senza mai fermarti,
corri e corri
verso un’illusoria
quiete infinita.