Una parola che si rompe: la crepa
La parola crepa è breve, secca, quasi tagliente. Nel suono stesso porta l’idea della frattura, di qualcosa che non è più integro. Non è una rottura immediata, ma un segno che nasce lentamente, spesso invisibile all’inizio. Essa non distrugge subito: avverte, anticipa, racconta una fragilità che sta emergendo. È una linea sottile che attraversa senza fare rumore, ma che cambia per sempre ciò che tocca. Guardarla significa riconoscere che l’integrità assoluta è solo un’illusione.
La crepa materiale…
Una fessura sul vetro o su un muro è una linea sottile che interrompe la perfezione della superficie. Nasce da una pressione, da uno sbalzo, da un urto improvviso o ripetuto. Non rende l’oggetto inutilizzabile nell’immediato, ma ne cambia la natura: da solido a vulnerabile. La materia diventa così testimone di una tensione che non ha retto.
…e sul cuore
La crepa sul cuore non è sempre un crollo improvviso. Spesso si forma lentamente, a forza di urti emotivi, di lacrime che non trovano ascolto. È una frattura che non resta nascosta, ma si manifesta in gesti, parole, reazioni che traboccano. Il dolore cerca una via d’uscita, anche quando viene tamponato in modo precario, come con cerotti che tengono insieme ciò che continua a sanguinare.
Estratto di “Sputo pezzi di cuore”, una mia poesia
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Sputo cerotti appiccicosi
ogni qualvolta il mio cuore pianga
alla vista delle tue lacrime,
mie.
Trasparenza e ferita
Il vetro crepato resta trasparente, ma la crepa lo attraversa, lo rende imperfetto. Come il vetro crepato, anche il cuore resta esposto. Continua a mostrare ciò che contiene, ma lo fa attraverso una superficie segnata da una linea che divide. Quella ferita non nasconde: anzi, rende più visibile la fragilità. Essa diventa un punto di passaggio tra ciò che era e ciò che sarà.
Estratto di “Cuore fesso”, una mia poesia
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Il mio cuore gonfio,
gonfio di amore
e poi
di odio
di crepe
e di cerotti.
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